Virtù, la Temperanza: tagliare, per il piacere di vivere

Foto di Martin Dawson su Unsplash

Don Fernando Primerano

Chi vuole andare al mare certamente dice no alla montagna. Chi vuole telefonare a un amico dice no per quel tempo a tutti gli altri. Chi va a teatro, in quell’ora dice no al dialogo, alla luce del sole e all’uso del cellulare. Chi va a Messa dice no a una passeggiata, al sonno prolungato e ai lavori di casa. Chi vuol vivere un amore vero dice no all’uso egoistico della sessualità. Assaporare un cibo o una bevanda richiede moderazione, dicendo no agli eccessi. Anche dormire è cosa buona, ma una mamma sa rinunciare al sonno per dar da mangiare al proprio bambino. Fra tante cose piacevoli è bene saper scegliere la migliore in quel frangente, affrontando a volte rinunce faticose, se non dolorose, e per sposare il piacere con il bene.

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Esiste quindi un «no» che permette alla persona di raggiungere obiettivi buoni e, in questo modo, dire un onesto e sincero «sì» a sé e agli altri. È in questo universo che si muove la virtù umana della temperanza. Essa è la capacità di scegliere il bene e il piacere senza cadere nell’eccesso che diventa vizio. Chi ama la vita cresce in questa virtù e la Grazia di Dio lo accompagna. La persona temperante guida con intelligenza e volontà le proprie passioni e non si lascia trasportare da esse verso una vita autocentrata ed egoista.
Le passioni umane sono una cosa buona, Dio ha creato l’uomo e la donna così perché provassero gioia e piacere nel vivere, con sé stessi, con gli altri e col creato.

Papa Francesco, in una sua catechesi su questo argomento, ha affermato che la persona temperante è affidabile, non cade nell’errore di agire semplicemente per istinto. Anche nel parlare il temperante pensa quel che dice, è persona di comunione e sa che non è bene dire quel che pensa sempre, ma vaglia la veridicità e valuta l’opportunità del suo intervento. Sa anche correggere con verità chi sbaglia nel pieno rispetto dell’altro e provando empatia con esso. Il temperante, dopo un successo, torna umile.

Il catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1809 definisce la temperanza con queste parole:
«È la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore».

Una parola dal sapore antico, un significato sempre attuale

La parola “temperare” o “tagliare” viene usata per indicare l’operazione di unire vini o mosti di uve diverse per migliorare il sapore del vino (anticamente esso veniva temperato con l’acqua); oppure l’azione di togliere il legno che impedirebbe alla matita di lasciare il segno. Queste azioni vengono usate come immagini della virtù della temperanza: con la prima si rinuncia a una qualità buona per essere più gradevoli, con la seconda si agisce con decisione tagliando ciò che impedisce all’anima di scrivere il bene, il vero e il bello nella propria e nell’altrui vita.

Crescere nella virtù della temperanza è un serio cammino spirituale che porta alla somiglianza con Cristo il quale – scrive San Paolo (Fil 2,6-8) – «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».

Come crescere nella temperanza

Alcune vie per crescere nella virtù della Temperanza: intraprendere un cammino spirituale, meglio se insieme a una guida competente; compiere gesti di carità ed elemosina per imparare a tagliare qualche eccesso e scoprire la gioia del saper donare; anche il digiuno aiuta dominare le passioni, ma non finalizzato a sé stesso, altrimenti si può cadere in superbia, chi digiuna deve dedicarsi a piaceri più elevati quali la preghiera, la meditazione e il servizio.

Nell’arte la Temperanza viene raffigurata come una giovane donna con in mano strumenti di misura geometrica (compasso) o del tempo (clessidra) o anche dei liquidi (brocca e vaso). Giotto la disegna con una spada fasciata per indicare la capacità di non lasciarsi ferire dalle passioni e con in bocca una briglia per dominare la tendenza ad eccedere nelle parole.

La Madre di Gesù canta la Temperanza quando riconosce che «il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva» e si sente interiormente beata, gioiosa. Maria guidi tutti a fare della propria vita un capolavoro (così amava dire San Giovanni Paolo II).