Virtù: la fortezza, ovvero arrabbiarsi bene

Foto di Mohamed Nohassi su Unsplash

Don Fernando Primerano

Davvero arrabbiarsi fa sempre male? Ma come restare calmi di fronte a un’ingiustizia subita o davanti a tanti mali inflitti ai più deboli nel mondo?

Ebbene sì, arrabbiarsi fa bene, ma occorre saper domare e gestire il bel destriero imbizzarrito che è in ciascuno di noi. Esso è il dono di Dio creatore che permette ad ogni persona di vivere bene.

È qui che agisce la virtù umana della Fortezza.

Il Catechismo della Chiesa cattolica la definisce così:
«La Fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della Fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa».

Nell’elenco delle virtù morali la Fortezza viene indicata come “la terza” perché, come abbiamo già visto nelle precedenti riflessioni, la prudenza ci dà uno scopo: scegliere il meglio per vivere bene; la giustizia dà la regola per raggiungere lo scopo: agire nella verità; la Fortezza è necessaria perché considera l’energia per raggiungere lo scopo individuato. Questa energia viene anche definita “appetito irascibile”. Le passioni sono un bene e se ben usate aiutano a vivere meglio.

La fortezza: il dono di saper domare il destriero imbizzarrito che è in ognuno di noi (Foto di Mohamed Nohassi su Unsplash)

La terza virtù

Essendo una potenzialità umana l’ira guidata male può diventare vizio. In questo caso si reagisce contro la persona che sbaglia e non contro l’errore da vincere. Se chi sbaglia è la persona stessa, si cade nello scoraggiamento e nell’accidia, ci si chiude in sé stessi e ci si sente sempre mal voluti. Se l’ira è verso altri, si tende a sopravvalutare sé stessi e si cade nel perfezionismo e nella superbia, si diventa giudici implacabili e scostanti, si amano più le regole che l’uomo e si generano divisioni e inimicizie. Con l’ira mal gestita si può cadere nell’errore denunciato da Gesù: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me» (Mc 7, 1-13).

L’ira se animata dalla volontà di bene ha effetti altamente positivi. Essa viene usata dalla persona per odiare il male e agire sempre per il bene, verso sé stessi e verso la società e il mondo; diventa il motore della virtù della Fortezza.

Verso sé stessi aiuta ad odiare il peccato e a fare scelte di profonda conversione, a vincere dipendenze sia morali che affettive, a non lasciarsi sopraffare dalla paura o dall’ansia nella vita quotidiana, soprattutto di fronte a imprevisti complessi o dolorosi.

A livello sociale, Papa Francesco ha con forza dichiarato in una sua catechesi sulle virtù dell’ira che proviamo di fronte alle ingiustizie del mondo come guerre, violenze, sfruttamenti, è un vero dono di Dio e la Fortezza ci permette di incanalare questa ribellione interiore aiutandoci a prendere decisioni anche difficili o pericolose, ma sempre a favore del bene, della dignità vita e della pace. La Fortezza fa in modo che l’ira si trasformi in impegno concreto e duraturo.

Un aiuto nelle scelte di fede

La Fortezza è anche uno dei doni dello Spirito Santo e aiuta il cristiano nelle scelte di fede perché il Vangelo egli possa viverlo concretamente e con gioia di fronte all’indifferenza o alla derisione e in tempi di persecuzione fino a preferire il martirio piuttosto che rinnegare l’amore che viene da Dio.

In concreto, com’è possibile crescere nella virtù della Fortezza? Innanzi tutto rimanendo umili e chiedendola incessantemente nella preghiera; imparando col tempo ad accettare le difficoltà inaspettate e addestrandosi nelle piccole difficoltà quotidiane; guardando al Cristo crocifisso, all’amore di Dio e intensificare il rapporto con Lui.

Tre icone bibliche

San Paolo nella lettera ai Filippesi (4,12-13): «So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza».

Maria dice con convinzione il suo «sì» all’Angelo e sceglie per il bene dell’umanità, ben consapevole delle possibili conseguenze familiari (cfr. Lc 1,38).

Anche Zaccheo usa la Fortezza per cambiare radicalmente il suo stile di vita: l’accogliere Gesù nella sua casa lo ha reso forte e risoluto nel diventare generoso (cfr. Lc 19,2-8).

Nell’arte la virtù della Fortezza viene rappresentata come una giovane donna (l’umanità chiamata ad essere bella in sé) vestita di una corazza e che impugna armi per combattere il male che cerca di ferirla.

Il Salmo 31 aiuta a leggere questi simboli ed è una bella preghiera da rivolgere a Dio: «Mia rupe e mia Fortezza tu sei, per il tuo nome guidami e conducimi».